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  • ASSEMBLEA DIOCESANA

    Sono circa 2.700 i rappresentanti delle varie comunità e aggregazioni cattoliche veronesi presenti all’Assemblea diocesana di sabato 16 maggio presso il Palariso di Isola della Scala. Il programma prevedeva, dalle 9.00, una prima parte con accoglienza, introduzione alla giornata e al percorso, momento di preghiera e intervento del vescovo Domenico Pompili); dalle 10.30 il lavoro sul Documento dell’Assemblea, prima e dopo il pasto fissato per le 12.30; nel pomeriggio le conclusioni affidate al Vescovo. Il Documento dell’Assemblea. Il Documento su cui verte il lavoro raccoglie il frutto delle Assemblee vicariali, che vede la conferma dei due compiti della Chiesa, già indicati dal Sinodo nazionale: l’annuncio e la prossimità. Per quanto riguarda il primo ambito, il discernimento vicariale ha fatto emergere che quanto oggi interpella le comunità non consiste tanto nell’aggiunta di nuove attività, quanto nell’esigenza che ogni attività pastorale trovi sorgente e finalità nella relazione con il Signore e nello stile fraterno: a questo proposito, le Assemblee hanno individuato nella spiritualità e nella formazione due dimensioni essenziali. Per quanto riguarda la prossimità, il discernimento vicariale ha fatto emerge due grandi dimensioni: l’importanza dell’accoglienza e della cura, in particolare verso la fragilità e la marginalità; l’impegno verso una reale apertura e collaborazione con il territorio. Il lavoro dell’Assemblea. I partecipanti erano suddivisi in tavoli di lavoro, avevano a disposizione quattro schede riportanti per ogni area pastorale una serie di affermazioni progressivamente numerate, le cosiddette propositiones. Su queste hanno espresso la preferenza che ciascuno in coscienza ritiene più opportuna ed urgente. Tutti i voti di ogni delegato partecipante vanno a indicare le priorità scelte dall’Assemblea.

  • 1° MAGGIO – FESTA DEL LAVORO

    Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio
    ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo
    contemporaneo(Nn. 33-34)
    L’attività umana nell’universo
    Con il suo lavoro e con l’ingegno l’uomo ha sempre cercato di
    sviluppare maggiormente la sua vita. Oggi poi, specialmente
    con l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e
    continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura e
    principalmente in forza dei maggiori mezzi dovuti all’intenso
    scambio tra le nazioni, la famiglia umana poco alla volta si
    riconosce e si costituisce come una comunità unitaria nel
    mondo intero. Da qui viene che molti beni che l’uomo si
    aspettava soprattutto dalle forze superiori, oggi ormai se li
    procura con la propria iniziativa. Di fronte a questo immenso
    sforzo che investe ormai tutto il genere umano, sorgono tra
    gli uomini parecchi interrogativi. Qual è il senso e il valore
    dell’attività umana? Come si deve usare dei suoi frutti e delle
    sue risorse? Al raggiungimento di quale fine tendono gli sforzi
    sia dei singoli che delle collettività? La Chiesa, che custodisce
    il deposito della parola di Dio, fonte dei principi religiosi e
    morali, anche se non ha sempre pronta la risposta alle singole
    questioni, desidera unire la luce della rivelazione alla
    competenza di tutti, perché sia illuminata la strada che
    l’umanità ha da poco imboccato. Per i credenti è certo che
    l’attività umana individuale e collettiva, con quello sforzo
    immenso con cui gli uomini lungo i secoli cercano di cambiare
    in meglio le condizioni di vita, risponde al disegno divino.
    L’uomo, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il mandato di
    sottomettere a sé la terra con tutto ciò che è contenuto in
    essa, di governare il mondo nella giustizia e nella santità, di
    riconoscere Dio come creatore di tutto e, conseguentemente,
    di riferire a lui se stesso e tutto l’universo, di modo che,
    assoggettate all’uomo tutte le cose, il nome di Dio sia
    glorificato su tutta la terra. Questo vale pienamente anche
    per il lavoro di ogni giorno. Quando uomini e donne, per
    procurare il sostentamento a sé e alla famiglia, esercitano il
    proprio lavoro così da servire la società, possono giustamente
    pensare che con la loro attività prolungano l’opera del
    Creatore, provvedono al benessere dei fratelli e concorrono
    con il personale contributo a compiere il disegno divino nella
    storia. I cristiani pensano che quanto gli uomini hanno
    prodotto con il loro ingegno e forza non si oppone alla
    potenza di Dio, né che la creatura razionale sia quasi rivale del
    Creatore. Sono persuasi che le vittorie del genere umano
    sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile
    disegno. Quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto
    più si estende e si amplia la responsabilità, sia individuale che
    collettiva. Gli uomini non sono distolti dalla edificazione del
    mondo dal messaggio cristiano, né sono spinti a
    disinteressarsi del bene dei loro simili, ma anzi ad operare più
    intensamente per questo scopo.