Per via dei turni in ospedale non sempre riesco a partecipare alla preghiera del venerdì. Questa settimana però ce l’ho fatta, e come da tradizione: mi sono vestito bene, mi sono profumato, e mentre camminavo verso la moschea mi sono ritrovato a pensare a una cosa che ogni dicembre ritorna… sempre uguale.
Io sono palestinese. Da bambino giocavo nei pressi della Basilica della Natività, a Betlemme. Gesù non è mai stato per me “la figura dell’altro”: è parte della mia storia, della mia terra, e anche della mia fede. Mio zio aveva un chiosco di falafel lì vicino, e i ricordi più belli della mia infanzia hanno quell’odore addosso: la pietra antica, le voci, la gente che arrivava da ovunque, e quella sensazione semplice che la vita potesse stare tutta nello stesso posto.
Poi lo studio mi ha portato in Italia. E, per cultura, storia e spiritualità, l’Italia è diventata davvero una seconda casa. Quel legame che avevo con Gesù — con ciò che rappresenta — non si è indebolito: si è rafforzato.
Eppure, da anni, ogni dicembre rivedo le stesse polemiche: “il presepe sì”, “il presepe no”, e puntualmente la frase che pesa sempre di più: “i musulmani non lo vogliono.” Mi dà fastidio, perché è una semplificazione ingiusta. E perché, paradossalmente, se c’è qualcuno che non può essere estraneo al presepe, è proprio un musulmano palestinese.
Per un musulmano, la nascita di Gesù è un miracolo. Maria (Maryam) è una figura sacra. Il Corano racconta la nascita di Gesù nella Sura Maryam (19:16–34): l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria, il parto vissuto nella solitudine e nella prova, il conforto divino — acqua e datteri — e poi quel momento che commuove sempre: Gesù, ancora nella culla, parla per difendere l’onore di sua madre e annunciare pace e benedizione.
Ci possono essere differenze teologiche, certo. Alcune anche importanti. Ma la cosa che mi colpisce è questa: piccoli dettagli non dovrebbero mai diventare un pretesto per dividerci, nonostante tanti tentativi — espliciti o sottili — di convincerci del contrario. Perché un popolo unito, con la bellezza delle sue diversità, a qualcuno non piace: a chi vive di odio, a chi guadagna con la divisione, a chi vuole sradicare la storia degli altri per imporre la propria.
Ricordo ancora un episodio del 1993: ero ricoverato in ospedale. Un’infermiera, sapendo che ero musulmano, tolse il crocifisso dalla stanza. Capivo le intenzioni, forse pensava di rispettarmi. Ma io non mi sentii rispettato. Mi sentii come se mi stessero dicendo: “per farti spazio, devo togliere qualcosa.” E le chiesi di rimetterlo. Perché il rispetto non è cancellare. Il rispetto è saper stare nella stessa stanza senza paura dei simboli dell’altro.
Nella mia famiglia, i Tamimi, abbiamo un terreno a Hebron su cui sorge una chiesa bellissima. Nel periodo natalizio si celebra insieme: chi con fede, chi con partecipazione, chi semplicemente condividendo la gioia altrui. E allo stesso modo, nel Ramadan, la tavola si apre anche ai fratelli cristiani. Perché la convivenza vera non è una frase: è un gesto ripetuto, anno dopo anno.
Ecco perché mi stanca vedere sempre lo stesso stereotipo: come se essere musulmano significasse “negare” ciò che è cristiano. Quando, nella mia esperienza e nella mia educazione, è vero l’opposto: riconoscere ciò che è sacro per l’altro può essere parte della propria dignità.
Celebrando la nascita di Gesù, allora, celebriamo anche qualcosa di più grande: l’idea che la fraternità è possibile. E non dimentichiamoci della sua terra natale, che ha ancora tanto da insegnare al mondo su convivenza e umanità. In quelle terre — tra lingue semitiche come l’aramaico e l’arabo, tra chiese e moschee, tra ferite e bellezza — la storia ci ricorda che si può vivere insieme, se si sceglie di farlo.
Il presepe non mi offende. Perché io non ho mai visto il presepe come un confine. L’ho sempre visto per quello che è: una nascita, una speranza, una luce che — se siamo onesti — parla a tutti noi.
La comunità di Dossobuono si è sempre mostrata molto sensibile ai problemi degli ultimi, e tra questi ci sono i detenuti. Molte di queste persone non hanno famigliari che li possano aiutare, e devono dipendere per molte cose dall’aiuto dei volontari. Noi di Dossobuono, di solito li aiutiamo con materiale per l’igiene personale che viene messo nella madia che c’è all’ingresso della chiesa. Ringraziamo in anticipo e contiamo sulla solida generosità di Dossobuono per continuare anche quest’anno l’offerta del nostro aiuto. PS Per cortesia non bombolette in ferro o bottigliette di vetro che non sono ammesse. La Fraternità odv www.lafraternita.it info@lafraternita.it
Con l’Avvento ormai alle porte si avvia l’Anno liturgico pastorale che dona il ritmo e l’orientamento alla vita della comunità cristiana. La Chiesa vive nel tempo non solo assecondando le stagioni, ma scorgendo in esse le tracce della vicenda storica di Gesù Cristo. Attraverso il memoriale della nascita, della missione e della passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo, il tempo acquista, infatti, una direzione nuova, non ripetitiva, ma lineare, conducendoci verso la pienezza della vita. L’Avvento che conduce al Natale, la Quaresima che porta alla Pasqua e apre alla Pentecoste sono momenti di un percorso che rinnova il nostro sguardo di fede mentre viviamo la quotidianità. Una casa per chi non ce l’ha. Avvento di carità 2025 Dona sostegno al Fondo per l’emergenza abitativa; Spiega il direttore di Caritas, Don Matteo Malosto: L’Avvento coincide quest’anno con l’ultimo tratto del Giubileo, tempo di grazia e di rinnovamento spirituale, che si manifesta nella concretezza di opere per il bene comune e nella tensione ad un mondo più giusto. La creazione di un Fondo permanente per il contrasto all’emergenza abitativa vuole essere un frutto tangibile del Giubileo, con il quale la Chiesa di Verona tutta, per mezzo di Caritas, si impegna a proseguire i progetti già iniziati e a crearne di nuovi, nella consapevolezza che solo insieme possiamo fare tanto. La campagna di solidarietà per l’Avvento 2025 è legata a Caritas diocesana veronese che ha recentemente creato un Fondo permanente per il contrasto all’emergenza abitativa: In tutto il territorio della diocesi di Verona, infatti, è dilagante l’emergenza abitativa e ci sono tante categorie di persone accomunate dal bisogno di una casa dignitosa e sicura: in particolare, sono 435 le persone attualmente accolte nelle strutture gestite da Caritas e 815 quelle supportate per le spese legate all’abitare (affitti, utenze, spese condominiali). Il fondo desidera: garantire nuove soluzioni abitative e costruire nuove progettualità; aiutare le persone che faticano a pagare affitto e bollette; recuperare strutture diocesane da dedicare all’accoglienza (canoniche ecc.); sviluppare ulteriori percorsi di autonomia. La parrocchia di Dossobuono dedica le offerte raccolte durante le celebrazioni di domenica 14 dicembre.
Argomenti trattati: la comunicazione nella coppia; come condividere una vita a due per affrontare assieme la vita; come gestire o evitare i conflitti di coppia; imparare che le differenze tra uomo e donna in una coppia possono essere ben gestite come opportunità e doni preziosi da custodire. Naturalmente tutto viene visto nell’ottica del matrimonio cristiano, quindi si parlerà di come farsi accompagnare da Gesù e dal suo insegnamento nella vita di ogni giorno. Si parlerà del rito del Matrimonio, di come prepararsi a questo importante Sacramento, e di come poter mantenere vivo l’amore iniziale e l’impegno di fedeltà che si promettono gli sposi, consapevoli di non essere soli in questo percorso di fede.
Quando: dal 14 Gennaio al 28 marzo 2026,
il Mercoledì dalle 20.45 alle 22:15 (circa)
Dove: presso i locali parrocchiali di Povegliano e Dossobuono.
Iscrizioni: rivolgersi entro 10/01/26 presso la parrocchia di Povegliano (Don Giorgio 045/6350204) o presso la parrocchia di Dossobuono (Don Andrea 045/513014). Posti limitati.
DATA
TEMA DELLA SERATA
14/01/26
Ciao! Chi siamo e perché siamo qui!
24/01/26
La comunicazione nella coppia – film
28/01/26
“Il bello dell’amore”
04/02/26
Parliamone…
11/02/26
Un futuro da costruire … passo dopo passo… diversi, ma insieme!!!
18/02/26
le ceneri (partecipiamo all’inizio della quaresima)
25/02/26
Perché sposarsi?
04/03/26
Parliamone…
11/03/26
“Accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi”
18/03/26
Come evitare e gestire i conflitti di coppia
25/03/26
Parliamone …
28/03/26 sabato pomeriggio
Incontro conclusivo: il sacramento del Matrimonio: – I preparativi – Le parole della Celebrazione del Rito Santa messa conclusiva – Consegna attestati
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